Università Cattolica del Sacro Cuore
Accessibilità
Contatti


Torna a

Torna a:

"Crescita e sviluppo economico in Italia" - Resoconto del Collegio Ludovicianum

10 maggio 2017

CrescitaESviluppoEconomico_Ludovicianum.jpg

Da qualche anno l’Italia è uscita da una lunga fase di recessione, causata dalla grave crisi economica iniziata ormai dieci anni fa. Dal 2014, infatti, la nostra economia sta vivendo un periodo di crescita, benché modesta.
Tuttavia gli anni della crisi hanno segnato profondamente il nostro Paese: in sei anni, al 2008 al 2014, il PIL italiano è diminuito infatti del 9%. Una simile perdita di ricchezza ha assunto peraltro tratti disomogenei sul territorio nazionale: il Mezzogiorno, infatti, è stato colpito molto più fortemente che il Centro-Nord (-13,2% di PIL rispetto al -7.8%). Una così marcata differenza si riflette ancora oggi sul livello di ricchezza tra le due macro-aree del Paese: il PIL pro-capite nel 2016 si è attestato al Centro-Nord a 31.659 €, mentre nel Mezzogiorno a 17.886 €, a fronte di un dato nazionale di 26.946 €.
Permane dunque un divario molto consistente tra meridione e settentrione. Nel quotidiano confronto di opinioni tra studenti all’interno del Collegio, non è necessario fare riferimento a questi dati macroeconomici per rilevare lo squilibrio presente sul nostro territorio.
Sovente infatti sono sufficienti i racconti e le esperienze che descrivono l'incidenza negativa della recessione sulle molteplici realtà da cui ciascuno proviene.
Questo fenomeno si manifesta ancora più apertamente quando si prende quale termine di paragone la città nella quale siamo venuti a compiere il nostro percorso di studi: Milano, la capitale economica del paese.
Proprio da queste riflessioni è nata la volontà di approfondire il tema della coesione territoriale come chiave per un rilancio dello sviluppo del nostro paese, al centro dell'ultimo incontro del Seminario economico-giuridico tenutosi lo scorso 3 maggio al Collegio Ludovicianum.

La conferenza si è aperta con la relazione del prof. Massimo Bordignon, ordinario di Scienza delle Finanze presso il nostro Ateneo, il quale ha in primo luogo analizzato in chiave storica il diverso andamento dello sviluppo economico italiano tra Nord e Sud d’Italia. Com’è noto, dopo il secondo conflitto mondiale il boom economico ha permesso a tutto il Paese di crescere e di riprendersi dalla miseria causata dalla guerra ma, ciononostante, dagli anni Settanta in poi è venuta a mancare una reale convergenza economica tra Settentrione e Mezzogiorno. Quali possono essere allora le modalità attraverso le quali tentare un riavvicinamento tra le diverse aree del paese? In particolare Bordignon ha sottolineato l'importanza strategica di fare investimenti nei settori di tradizionale competenza statale: istruzione, sanità e ordine pubblico.

A fargli da interlocutore è intervenuto Nicola Saldutti, Caporedattore Economia del Corriere della Sera. Il giornalista, dando sostanzialmente ragione alla tesi sostenuta dall’economista, ha sostenuto a sua volta la necessità di abbandonare una logica assistenzialistica basata sul continuo intervento straordinario per il Sud: giusto per citare un esempio, il periodo in cui la Cassa per il Mezzogiorno aveva il compito di portare l'acqua in tutto il territorio meridionale è fortunatamente superato e dunque ora occorre dare la possibilità al Meridione di camminare sulle proprie gambe. Un'impresa, ad esempio, non può sopravvivere grazie a incentivi statali e una volta terminati chiudere.

In conclusione, non vi potrà essere vera crescita economica fintanto che questa non è generata dall'intero Paese, essendo sempre più urgente la necessità della formazione di un "capitale umano" che possa autonomamente essere protagonista della ripresa del Mezzogiorno.

Federico Franzoni


Eventi e Bacheca